Latte materno e inquinamento: quali pericoli?

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Conclusioni

In conclusione, PCDD/Fs e PCBs sono potenziali contaminanti del latte materno le cui concentrazioni sono influenzate da una serie di fattori, tra cui il principale è rappresentato dall’inquinamento ambientale. La composizione della dieta rappresenta un ulteriore fattore che influenza i loro livelli nell’organismo delle madri e di riflesso nel latte umano, mentre persistono dubbi sugli effetti di altri stili di vita, come ad esempio il fumo di sigaretta. Comunque, PCDD/Fs e PCBs tendono ad accumularsi nel corpo umano, per cui i loro livelli che generalmente aumentano con l’età, e tale fattore ne influenza le concentrazioni nel latte. L’esposizione delle varie popolazioni risulta diversa in rapporto al grado di industrializzazione e di inquinamento. In Italia, i livelli di PCDD/Fs e PCBs possono essere considerati contenuti in confronto ad altri paesi europei, ma all’interno del territorio nazionale il grado di contaminazione risulta superiore nei grandi centri urbani rispetto alle aree rurali. PCB e PCDD/Fs essendo liposolubili, tendono ad accumularsi nei tessuti adiposi e, tramite il latte, possono essere trasferiti dalle madri ai neonati. L’entità di tale fenomeno è particolarmente significativa nelle prime 24 settimane di allattamento, durante le quali possono essere trasferiti quantitativi superiori a quelli giudicati tollerabili dalle agenzie internazionali. Potenziali rischi non possono essere quindi esclusi ma non devono neppure essere sovrastimati, in quanto la dose tollerabile si riferisce a esposizioni prolungate per tutta la vita, mentre il periodo di esposizione a questi livelli è relativamente breve, anche se concentrato in un periodo critico per lo sviluppo (completamento del “programming” neuroendocrino). Inoltre, tali potenziali rischi devono essere bilanciati con i grandi vantaggi dell’allattamento al seno. I livelli ambientali di questi contaminanti sono comunque fortemente diminuiti rispetto a quelli negli anni ‘70 e ‘80 del secolo scorso e sono tuttora in calo, probabilmente come risultato delle migliori misure di regolamentazione, dei livelli massimi ammessi negli alimenti e dei ridotti livelli di emissione degli inceneritori. Molto è quindi stato fatto, ma ulteriori misure di protezione dell’ambiente e dell’uomo debbono essere adottate. Le madri possono contribuire a ridurre ulteriormente i rischi della contaminazione, adottando sani stili di vita e corrette abitudini nutrizionali.   

 

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