Inaugurato il Congresso Nazionale della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP), in corso a Napoli dal 16 al 18 aprile con al centro questo interrogativo: come cambierà la salute dei bambini nei prossimi anni? Le principali direttrici sulle quali la pediatria deve investire sono quattro: prevenzione, innovazione diagnostica e terapeutica e attenzione all’ambiente.

Prevenzione e importanza degli screening

I lavori del Congresso sono stati aperti dall’onorevole Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera di Deputati e promotore della Legge 130/2023 sullo screening pediatrico per diabete di tipo 1 e celiachia. Il test, basato sul prelievo di una goccia di sangue, consente di individuare precocemente i bambini a rischio, anche anni prima che si manifestino i sintomi.

Lo dimostrano i primi risultati del progetto pilota D1CeScreen, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Ministero della Salute, la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP): su oltre 5mila bambini coinvolti, i tassi di positività allo screening sono stati pari allo 0,97% per il diabete di tipo 1 e al 2,8% per la celiachia.

«L’attenzione verso il diabete di tipo 1 e la celiachia nasce dall’ascolto delle famiglie e della comunità scientifica – ha dichiarato l’onorevole Mulè – Parliamo di patologie che spesso si manifestano improvvisamente nei bambini e negli adolescenti, talvolta con conseguenze molto gravi, proprio perché non diagnosticate in tempo.

Da qui la necessità di una legge all’avanguardia che introducesse uno screening nazionale, sistematico e gratuito, capace di individuare precocemente i segnali della malattia. Con la legge 130 del 2023, abbiamo voluto colmare un vuoto e dare all’Italia uno strumento moderno di prevenzione, conferendo al nostro Paese il primato mondiale nell’avviare un programma strutturato di individuazione precoce del diabete di tipo 1 e della celiachia in età pediatrica».

Innovazione tecnologica e intelligenza artificiale

Non solo prevenzione: a farla da padrone nell’evoluzione degli strumenti di diagnosi c’è anche il ricorso alla tecnologia, e in particolare all’intelligenza artificiale, che si sta rivelando fondamentale non solo nel supportare il medico, ma anche nell’ampliare la capacità stessa di osservare, interpretare e prevedere la malattia. Ne sono esempi concreti le radiografie analizzate con algoritmi avanzati, l’interpretazione automatica della tosse e dei suoni respiratori, la possibilità di prevedere le stagioni polliniche e anticipare i periodi di maggiore rischio.

«L’intelligenza artificiale rappresenta una delle innovazioni più promettenti perché può rendere più oggettivi alcuni aspetti della diagnosi che oggi dipendono molto dall’esperienza del singolo clinico – ha commentato Gian Luigi Marseglia, professore ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Pavia e presidente SIAIP – Può aiutarci a individuare precocemente segnali di malattia, a stratificare meglio il rischio e a monitorare nel tempo patologie croniche come l’asma.

È importante però chiarire un punto: non sostituisce il medico, ma ne potenzia le capacità. L’obiettivo è integrare queste tecnologie nella pratica clinica per migliorare la qualità delle cure e arrivare prima alla diagnosi, soprattutto nei bambini, dove il tempo è un fattore decisivo».

Il ricorso alla diagnostica molecolare

Entrando più nel dettaglio delle malattie allergiche pediatriche, invece, uno dei principali punti di svolta nella loro gestione si sta rivelando essere la diagnostica molecolare, che «consente di superare i limiti dei test tradizionali – ha chiarito Michele Miraglia del Giudice, professore ordinario di Pediatria all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e presidente del 28° Congresso Nazionale SIAIP – Non ci limitiamo più a identificare un allergene in modo generico, ma analizziamo le singole componenti molecolari che scatenano la risposta allergica.

Questo ci permette di distinguere tra sensibilizzazioni realmente pericolose e fenomeni di cross-reattività che spesso portano a diagnosi fuorvianti. Il risultato è molto concreto: meno errori, meno restrizioni inutili e la possibilità di costruire percorsi terapeutici personalizzati, più efficaci e più sicuri».

Non solo diagnosi più precise: l’evoluzione delle conoscenze sui meccanismi alla base delle malattie allergiche ha aperto la strada anche a un nuovo modo di trattare i bambini, superando l’approccio tradizionale basato prevalentemente sul controllo dei sintomi. L’intervento oggi non è più dedicato a spegnere l’infiammazione, quanto piuttosto a colpire i processi biologici che la determinano.

«Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita significativa delle patologie allergiche e immunologiche in età pediatrica: si stima che fino al 40% dei bambini sotto i 14 anni presenti una forma allergica – ha spiegato il professor Marseglia – In questo scenario, gli anticorpi monoclonali rappresentano un cambio di paradigma. Si tratta di terapie mirate che agiscono su specifici meccanismi della malattia e non in modo generico.

Questo ci consente di trattare in maniera più efficace i casi più severi, ridurre le riacutizzazioni, limitare l’uso di corticosteroidi e migliorare in modo significativo la vita quotidiana dei pazienti. È l’ingresso concreto nella medicina di precisione: non trattiamo più solo la malattia, ma il singolo bambino, con le sue caratteristiche specifiche».

Il ruolo dell’ambiente

Un ruolo centrale nella crescita della diffusione delle patologie allergiche è svolto da inquinamento e cambiamento climatico, che comportano un prolungamento delle stagioni polliniche, aumentando l’esposizione dei bambini agli allergeni.

«Le allergie stanno diventando più frequenti, più precoci e spesso più complesse da gestire. Il punto è che non possiamo più considerarle solo una predisposizione individuale: l’ambiente gioca un ruolo determinante – ha aggiunto il professor Miraglia del Giudice – L’aumento delle temperature, l’inquinamento atmosferico e la maggiore concentrazione di pollini stanno creando una combinazione che amplifica il rischio e la severità delle manifestazioni cliniche.

Questo significa che dobbiamo cambiare approccio: non basta più curare il sintomo, ma è necessario agire anche sui fattori ambientali e aiutare le famiglie a riconoscere e gestire meglio le situazioni di rischio quotidiano».

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