La bozza di decreto di riforma dell’assistenza territoriale solleva la protesta della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), che ha proclamato lo stato di agitazione a causa di un testo ritenuto «non condivisibile perché, nella sua formulazione attuale, non ci mette nelle condizioni di poter rispondere ai bisogni di salute di bambini, adolescenti e famiglie. Il rischio è compromettere la specificità, l’autonomia professionale e il ruolo fiduciario della Pediatria di Famiglia» ha dichiarato a tal proposito Antonio D’Avino, presidente nazionale FIMP.
Pediatria marginalizzata
La principale critica mossa dalla federazione riguarda il fatto che la riforma dell’assistenza territoriale, pur essendo necessaria, non può risultare in una marginalizzazione della Pediatria di Famiglia.
«Il nostro ruolo è centrato sulla prevenzione, sull’educazione alla salute, sulla promozione dello sviluppo e sulla presa in carico dell’età evolutiva – ha proseguito D’Avino – Flessibilità organizzativa, programmazione regionale e valorizzazione delle specificità professionali, sono i capisaldi che dovrebbero guidare la Riforma. Non servono modelli rigidi né tetti indifferenziati. Non è accettabile un massimale nazionale fissato a 1.500 assistiti. Bensì, il carico massimo deve poter essere modulato sulla base delle effettive necessità dei territori e delle Regioni».
Le Case della Comunità
Contestata anche la modalità di coinvolgimento dei Pediatri di Famiglia nelle Case della Comunità che, secondo la FIMP, dovrebbe essere definito sulla base dei bisogni assistenziali reali. «Non può essere previsto un obbligo automatico di presenza, che va, al contrario, calibrata sulle effettive necessità – ha commentato il presidente – Inoltre, ogni eventuale attività nelle Case della Comunità deve essere contrattata e remunerata con una previsione specifica».
La presidenza FIMP si dichiara dunque, disposta a mettere in campo tutte le iniziative sindacali necessarie, compreso lo sciopero generale della categoria «per tutelare la figura del Pediatra di Famiglia e garantire ai bambini e agli adolescenti un’assistenza pubblica, capillare, qualificata e realmente accessibile» ha concluso D’Avino.


