Speranze e realtà

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È da poco disponibile il Report 2015 dell’Unicef “Levels and Trends in Child Mortality” sui progressi ottenuti nel raggiungimento del “Millenium Goal n. 4”, cioè la riduzione della mortalità sotto i 5 anni di vita. Il Rapporto certifica che, globalmente, i decessi nei bambini si sono più che dimezzati (12,7 milioni nel 1990 vs 5,9 milioni nel 2015: -53%). Contemporaneamente, si è assistito a una rilevante diminuzione sia della mortalità neonatale (-47%) sia di quella infantile (-49%). Siamo ancora lontani dagli obiettivi (riduzione di due terzi la mortalità dei bambini al di sotto dei cinque anni fra il 1990 e il 2015) e sono ancora troppe le 16.000 morti al giorno in questa fascia di età, ma i risultati sono incoraggianti, anche considerando i progressi ottenuti da alcuni paesi come Eritrea, Etiopia, Liberia, Malawi e Ruanda, che nonostante la difficile situazione sociale hanno pienamente raggiunto l’obiettivo. Permangono tuttavia importanti diseguaglianze. In estrema sintesi, più di 250/1.000 nati muoiono entro i 5 anni nell’Africa subsahariana, meno di 3/1.000 nei paesi del Nord Europa. Condizioni ampiamente prevenibili continuano a rappresentare le principali cause di morte nei paesi socialmente più sfavoriti. Dunque, molto si può ancora fare con progetti e interventi specifici, non solo tesi a fornire infrastrutture sanitarie più efficaci e programmi di formazione socio-sanitaria, ma anche con progetti tesi a migliorare le condizioni igieniche e di vita, comprese più adeguate risorse idriche e alimentari. Per altro, tali interventi potrebbero anche contribuire ad almeno ridurre i flussi migratori, ormai non più considerabili come “emergenza” ma come un fenomeno che richiede capacità di intervento strutturale e programmazione lungimirante su basi paneuropee, che purtroppo non si intravedono.

Nel Report Unicef 2015, il nostro Paese si colloca in ottima posizione per ogni parametro preso in considerazione [mortalità inferiore a 5 anni e neonatale: 2/1.000 (-66% vs 1990); mortalità infantile: 3/1.000 (-62% vs 1990)], collocandoci ai primi posti a livello mondiale. Tuttavia, come rileva l’Aggiornamento 2015 sul monitoraggio della Convenzione sui diritti di infanzia e adolescenza in Italia (www.gruppocrc.net), si ha ancora oggi una ampia diseguaglianza tra le varie regioni e in rapporto all’origine [mortalità infantile: Friuli-Venezia-Giulia 2,96/1.000 vs Sicilia 4,80/1.000, +62%; 2,9/1.000 negli italiani vs 4,3/1.000 negli stranieri (+48%)]. Peraltro nel Sud si è avuto anche un aumento della povertà assoluta, confermando la netta interrelazione tra povertà e maggiore rischio di malattia e morte. Per migliorare questi dati sia a livello internazionale che nazionale e ridurre le diseguaglianze, l’OMS raccomanda 4 principali linee di intervento: implementazione delle cure primarie per età evolutiva, madri e famiglie; trattamento integrato di malattie acute e croniche; ottimizzazione dei programmi di vaccinazione; miglioramento della nutrizione e dei livelli di allattamento al seno. Non possiamo che pienamente condividere queste indicazioni. Eppure nel nostro Paese crescono non poche preoccupazioni: ad esempio importante riduzione dei pediatri di famiglia dal 2018; mancata razionalizzazione dei punti nascita e delle terapie intensive neonatali; riduzione del tasso di copertura vaccinale; incremento delle patologie legate a una scorretta alimentazione.

Come già ricordato, è necessaria una forte azione di “lobby” per contrastare questa situazione. Il Pediatra accoglie quindi con estremo piacere la costituzione della Federazione delle Società scientifiche e delle Società dell’Area pediatrica (FIARPED) voluta dall’attuale Consiglio direttivo SIP per dare una voce unitaria a tutti i professionisti che si muovono attorno al bambino e alla sua salute. Ci auguriamo che l’iniziativa abbia un futuro concreto e non rappresenti solo la costituzione di una nuova “sigla”.

Silvano Bertelloni

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